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La Casa di Gioia B&B

Mottola, TA

Quando mi hanno chiesto di intervenire su un edificio costruito un secolo fa e in stato di abbandono da più di mezzo secolo la prima cosa a cui ho pensato è che avrei avuto molto rispetto per quel pezzo di storia del mio territorio. Quando ho visitato per la prima volta la struttura credo di aver provato una enorme invidia (positiva) per i miei clienti che prima di me se n'erano innamorati.

 

E' un segno antropico equilibrato nel paesaggio emozionante della parte sud della collina di Mottola, sulla bassa Murgia Tarantina. Alla base dell'intervento c'è la volontà di confermare questo equilibrio tra uomo e natura, ripristinando le condizioni iniziali e marcando tutto quello che è un nuovo inserimento, pur utilizzando gli elementi dell'architettura rurale del sud italia. Due volumi sapientemente posizionati all'interno della proprietà. Infatti i due corpi di fabbrica si collocano nel punto in cui si apre la vista verso il mare, verso il Golfo di Taranto. La presenza di una piccola gravina crea una depressione sulla quale si innalza il volume nobile della casa rurale. A completare il disegno del paesaggio rurale antropizzato, oltre ai muretti in pietra a secco e ai terrazzamenti, vi è un'aia fatta di blocchi pietre squadrate a mano e che disegnano un tappeto lapideo nel punto più favorevole per osservare il degradare della collina verso il mare.
il restauro ha conservato integralmente il volume e i prospetti dei due edifici, lavorando solo sugli ambienti interni cercando di rendere lo spazio più confortevole e fruibile rispetto alle esigenze della nuova famiglia che lo abiterà, pur rispettando la logica planimetrica della struttura originale.
Sugli esterni si è lavorato per enfatizzare l'equilibrio sottile tra i volumi. Infatti la posizione degli edifici, che apparentemente sembrerebbe casuale, evidenzia una profonda conoscenza da parte dei nostri antenati della natura e delle sue regole fisiche. Infatti lo spazio tra i due edifici non solo rappresenta una sorta di "soglia" di ingresso che separa lo spazio agricolo da quello di rappresentanza di pertinenza del costruito. in oltre questo imbuto canalizza i venti di tramontana creando una ventilazione naturale che rende salubre gli edifici e che rende l'aia una perfetta "macchina" per setacciare i cereali e i legumi prodotti in loco.
Per sottolineare questa scansione di volumi che può ricordare nella sua logica l'asimmetria classica del complesso del Partenone, si è realizzato un "vassoio" in cemento industriale levigato che contiene il tutto, compreso l'albero d'ulivo secolare cerniera tra i volumi, e che delimita il nuovo spazio esclusivamente pedonale.
L'inserimento di muretti in tufo intonacati bianchi, che evidenziano le curve di livello, sono l'alter ego dei muretti di pietra a secco preesistenti. E con questi disegnano gli spazi aperti intorno agli edifici, accompagnando la vista da e verso il paesaggio in un gioco di fuga e fusione tra il cemento grigio chiaro e la terra di color rosso scuro tipica dell'altopiano delle Murge.

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